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Lemon drizzle cake

12 ottobre 2017

Ultimamente i miei poveri coinquilini stanno subendo una lunga serie di esperimenti fallimentari per preparare due dolci, entrambi parecchio difficili. Spesso e volentieri, prove di questo tipo generano piatti sì imperfetti, ma pur sempre gradevoli, mentre in questo caso le ricette sono entrambe inclementi e gli sbagli vanno a far compagnia ai gusci d’uovo e le bucce di patata. Almeno, quel che non riesco a forzarmi di ingurgitare. Se avrò più fortuna, ne sentirete parlare nelle prossime puntate.

Foto nient’affatto rubata alla BBC.

In mezzo a cotanta calamità, per consumare un limone non proprio fresco o forse solo per sfogare la frustrazione, ho preparato questa ricetta inglese, che invece è invece estremamente semplice. Tradizionalmente la si fa con il limone, ma voi potete sostituirlo con altri agrumi, ad esempio con dei mandarini (quattro in totale), che danno un ottimo risultato.

La procedura un po’ strana spiegata qui, che richiede l’uso di un robot da cucina, dà un risultato con un sapore di limone molto marcato. Se voleste un gusto più delicato oppure non aveste la strumentazione necessaria, seguite la nota alla fine.

  • Limoni: due medi, di cui almeno uno non trattato in superficie
  • Farina bianca di frumento debole, di tipo 00 per dolci: 250 grammi più quanta ne serve per infarinare lo stampo
  • Zucchero bianco semolato (per la torta): 250 grammi
  • Zucchero bianco finissimo (per la glassa): 50 grammi. Se non lo trovate o non lo volete comprare, usate normale zucchero semolato piuttosto che zucchero al velo
  • Burro, meglio se tenuto a temperatura ambiente: 250 grammi, più quanto ne serve per infarinare lo stampo
  • Uova medie: quattro
  • Lievito chimico per dolci: tre cucchiaini (o una bustina intera, se lo comprate in bustina)
  • Un pizzico di sale

In abbondante acqua non salata (!) fate bollire il limone non trattato, intero, per una ventina di minuti, poi toglietelo e tagliatelo a metà. Con la punta di un coltello togliete tutti i semi e rimuovete, se ci fosse, anche l’attaccatura legnosa del picciolo.

Accendete il forno a 180 °C, poi imburrate ed infarinate uno stampo rotondo del diametro di circa 20 cm, oppure – più tradizionalmente – uno quadrato di 35 cm di lato.

Nel robot da cucina tritate bene il limone fino a ridurlo in pappa. Continuando a tritare a velocità media, aggiungete il burro, la farina, lo zucchero e il sale e continuate a lavorare fino a che non avrete un impasto uniforme. Aggiungete poi le uova una alla volta, sempre a robot acceso e, infine, il lievito.

Versate subito l’impasto nello stampo e fate cuocere per una cinquantina di minuti, o fino a che uno stecchino inserito nel centro della torta non ne esce perfettamente asciutto. Mentre il dolce cuoce, in una tazzina mescolate lo zucchero finissimo con il succo del secondo limone. Non si scioglierà del tutto ed è giusto che sia così. Una volta cotta la base, toglietela dallo stampo dopo aver aspettato una decina di minuti e trasferitela su una griglia. Vi consiglio di proteggere il ripiano, perché il prossimo passaggio di solito sporca.

Con uno stecchino fate molti buchi sulla parte superiore del dolce. Rimescolate la miscela di acqua e zucchero e versatela lentamente sulla torta, in modo che il liquido si assorba e lo zucchero non disciolto si accumuli abbastanza uniformemente sulla superficie, formando alla fine una specie di crosticina. Lasciate raffreddare del tutto prima di servire.

Penso che con uno strato di lemon curd al centro, verrebbe una torta che si può presentare anche per un’occasione particolare. La ricetta forse la darò, prima o poi, la si troverà facilmente ovunque (anche già pronta, nei negozi forniti).

Chi non ha il robot da cucina o vuole un sapore meno deciso può limitarsi ad aggiungere all’impasto la scorza grattuggiata del limone. In questo caso, occorre usare solo 225 grammi di farina, zucchero e burro, anziché 250. Il burro va prima lavorato con lo zucchero, poi vanno aggiunte le uova – sempre una alla volta – e infine tutte le polveri, compreso il limone grattuggiato. Questa versione sarebbe anche più tradizionale, ma preferisco di gran lunga l’altra, che consiglio vivamente di provare.

 

 

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