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L’avocado del diavolo

11 luglio 2016

Con questo caldo (e con una tesi di dottorato da scrivere) la voglia di cucinare viene un po’ meno. Per questo, ho pensato di dare alcune indicazioni su un ingrediente che ormai si trova in tutti i supermercati, ma che è poco conosciuto e poco apprezzato, ottimo per mettere insieme un pranzo velocissimo ed estivo, come vedrete sotto.

Sono due, credo, i motivi della poca fortuna dell’avocado: il primo è che molta gente pensa –sbagliando– che si tratti di un frutto, nel senso gastronomico del termine, mentre è invece una verdura. Il secondo è che di solito si trova in vendita molto immaturo ed ancora sostanzialmente immangiabile, così chi lo assaggia per la prima volta senza sapere che cosa aspettarsi ne resta puntualmente deluso.

La pianta, poi, ha un sacco di storie interessanti da raccontare, che i curiosi troveranno sotto alla ricetta.

avoc

Spaghetti alla Scarlett

5 luglio 2016

Una mia cara amica, che chiameremo Scarlett non perché sia il suo vero nome, ma perché è con questo pseudonimo che è nota ai più, va in giro dicendo che io farei “la pasta aglio e olio con l’uvetta”. Come vedrete dalla ricetta sotto, si tratta di una grossa semplificazione della faccenda. Non avendo mai ricevuto un nome questo piatto rabberciato coi rimasugli di una casa a lungo disabitata, mi permetto di dedicarglielo, sicuro che non le spiacerà essere associata ad una pietanza particolarmente facile e indubbiamente appetitosa, seppur priva di ogni raffinatezza.

Rossella O’Hara, Scarlett O’Hara nell’originale, interpretata da Vivien Leigh. Un personaggio forte e volgare, come questa ricetta.

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Ragù di lenticchie (per vegani e miserabili più in generale)

1 giugno 2016

Non è certo un degno sostituto del ragù di carne, ma un po’ lo ricorda ed è sicuramente commestibile.

Se siete seguaci del veganesimo, oppure non avete neanche gli occhi per piangere, questo sugo per la pasta fa per voi. Se poi incontrasse anche il favore anche di qualcuno che non si trovi in una di queste due infelici condizioni, non mi stupirei molto: anche tra le persone abbienti e apparentemente sane di mente c’è chi prende il “caffè” d’orzo o di cicoria solo per una qualche inintelligibile forma di autolesionismo.

Le lenticchie rosse si spappolano troppo e non sono adatte per questo piatto

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Biscotti frollini (2.0)

11 maggio 2016

Tempo fa, diedi una ricetta di biscotti frollini che mi aveva soddisfatto parecchio, ma devo dire che quest’altra è senz’altro molto migliore. Onore al merito! La riporto qui quasi uguale, con pochi cambiamenti e osservazioni aggiuntive, alcune prese dalla mia versione precedente.

La ricetta, come i più acuti osservatori avranno realizzato, è una versione solo poco modificata di quella usata (o meglio proposta) da una celebre azienda italiana e debbo dire che viene davvero molto simile nel risultato. In altre occasioni non mi sono fatto problemi a menzionare marche specifiche, ma in questo caso, a nominarla, mi sembrerebbe più che di dare una disinteressata opinione personale, di voler sfruttare a mio vantaggio il successo di un loro prodotto, che se non è inopportuno, è almeno di cattivo gusto. Ne faccio un punto d’onore: quel che guadagno con questo blog* voglio che sia farina del mio sacco, non del mulino altrui.

* naturalmente, una cifra negativa con nessuna voce nella partita dell’Avere.

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Pollo Kung Pao

7 maggio 2016

Una seconda famosa ricetta del Sichuan, in una versione abbastanza fedele all’originale. In cinese è Gōngbǎo Jīdīng (宫保鸡丁), dove “Gōngbǎo” era il soprannome di un tutore del principe imperiale che visse durante i primi dell’Ottocento, tale signor Dīng Bǎozhēn, diventato poi governatore del Sichuan, che si dice aver inventato il piatto. Nonostante la lunga lista di ingredienti –alcuni dei quali abbastanza esotici– non è difficile da preparare e, mancando alcuni questi, si possono sostituire facilmente con altri reperibili ovunque.

Nei ristoranti cinesi occidentali dove viene preparato il pollo kung pao, di solito lo si fa molto meno piccante dell’originale e con parecchia verdura aggiunta, ad esempio peperoni, cipolle, carote o zucchine. Non che ci stiano male, ma non sarebbero previste e devo credere che il loro scopo sia più che altro quello di abbassare il costo a porzione. A quanto pare, qui ci siamo inspiegabilmente convinti che un prezzo onesto per un secondo di carne sia tra dieci e quindici euro in una trattoria, ma non possa superare i cinque se la ricetta è straniera, ma non francese.

pollobao

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Cavolo e peperone

21 aprile 2016

Con questa combinazione dal gusto sorprendentemente estivo continua la serie dei contorni semplici e un po’ insoliti. La ricetta viene da una specie di una torta salata che faceva mia madre tanti anni fa, che compredeva cavolo, cipolla, carota, zucchine e peperoni in un guscio di pasta sfoglia. Tolta quest’ultima, rimane la verdura, e tolto tutto tranne i due ingredienti del titolo il sapore quasi non cambia.

Il cavolo cappuccio di solito si mangia soprattutto d’inverno, quando non c’è molta altra verdura di stagione, ma si può trovare freschissimo durante tutto l’anno. I cavoli estivi di mi sembrano più teneri e meno saporiti.

Non ho ovviamente foto per questo piatto, quindi vi lascio questa ranocchia dall’espressione compiaciuta (Agalychnis callidryas)

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Pastiera napoletana

12 aprile 2016

Questo dolce un po’ particolare è tradizionalissimo di Napoli, dove si prepara il giovedì santo e si serve per Pasqua. La presenza dell’acqua di fior d’arancio negli ingredienti la collega alla pasticceria mediorientale, dove l’uso aromi floreali di questo genere è ancora molto comune, mentre qui s’è quasi estinto nell’età moderna. Si prepara con il grano cotto, che si trova ormai in tutti i supermercati già pronto in barattolo, ma che si può anche ottenere in casa facendo bollire nel latte del grano secco lasciato reidratare in acqua per un paio di giorni. Non so se ne valga la pena, ma non credo ed è comunque un ingrediente difficile da reperire. Esiste anche una variante tradizionale che fa uso del riso, come pure esistono pastiere al cioccolato e con la crema.

Questa versione, che è senza dubbio la migliore che abbia assaggiato, la devo al mio già plurmenzionato amico Marco. Viene spesso descritto come un dolce di difficilissima realizzazione, ma in realtà è alla portata di chiunque sappia preparare la pasta frolla e, se avete la destrezza necessaria per realizzare il tipico disegno a graticcio come si fa per le crostate di marmellata, vi verrà esteticamente perfetta. In caso contrario, il disegno si può pure non fare e verrà comunque un dolce eccellente, anche se potrebbe attirare la disapprovazione di qualche pedante partenopeo.

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