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Millionaire’s shortbread

21 dicembre 2016

Ad essere un milione sono le calorie che ha un centimetro cubo di questo dolcetto: un biscotto ricoperto di caramello e cioccolato, di origine australiana. Lo shortbread che forma la base è un fragile biscotto fatto di sola farina, burro e zucchero, originario della Scozia, che si vende con questo nome anche nei nostri supermercati.

millionairLa preparazione non è particolarmente difficile, ma richiede una certa attenzione; un termometro da zucchero è altamente consigliato. Questo tipo di dolce è molto complicato da fare se la temperatura ambiente è alta, evitate di provarlo per la prima volta in estate!

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Bitterballen

10 dicembre 2016

Se ogni tanto fate il brodo, avrete avuto il problema di che cosa fare della carne dura, filacciosa e insipida e vi rimane, almeno se non avete in casa un cane o un gatto poco schizzinoso. Le soluzioni che si danno di solito sono due: la potete gettar via, oppure farne delle polpette. Come sanno i miei coinquilini, io non scarto quasi mai nulla che sia ancora commestibile, perciò seguo più spesso la seconda strada. Tradizionalmente, da noi le polpette si preparano aggiungendo alla carne lessa tritata del pane secco ammollato, delle uova, aglio o altri aromi e, possibilmente, dell’insaccato. Una soluzione alternativa e un po’ particolare sono queste bitterballen, ricetta che viene dai Paesi Bassi, dov’è servita di solito come spuntino assieme ad una birra o un liquore. Il nome, che è in riferimento a quest’ultimo abbinamento, significa letteralmente “palle da amaro” (non, come ha tradotto qualcuno, “palle amare”, che sembrano piuttosto il naturale accompagnamento dei proverbiali “cazzi acidi”).

Chi è stato nel Paese dei tulipani saprà che la cucina locale lascia alquanto a desiderare, se si escludono le aringhe crude, i meravigliosi stroopwafel e, appunto le bitterballen. Se volete mangiare volentieri in Olanda, vi consiglio di visitare un ristorante indonesiano oppure, nell’ordine, prima un coffeeshop e poi il fast-food più economico che trovate nel raggio di trecento metri.

Qualche giorno fa, parlando di ricette con un matematico, riflettevamo su quanto siano fastidiose sia quelle che danno le istruzioni alla seconda pesona singolare (come “prendi un uovo, sbattilo”) sia, ancor più, quelle che le danno alla prima singolare (“prendo un uovo, lo sbatto”). Per ridere, gli ho promesso che avrei scritto la seccessiva all’impersonale, come un problema di matematica e così ho dovuto fare.

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Gelatina di mele

25 novembre 2016

Non molto tempo fa ho preparato una marmellata di bergamotti, seguendo questa ottima ricetta che consiglio a tutti, e ne ho regalato un vaso. L’agrume in questione, che pochi conoscono e che non si trova tanto facilmente, è amaro più o meno come un pompelmo e la marmellata che ne risulta è, com’è ovvio, dolce-amara. A me piace molto, ma dopo averne descritto le qualità, la domanda che mi è stata rivolta – con una certa apprensione – è stata: «Ma è più amara della marmellata di arance?». Siccome per me la marmellata di arance dolci ha un retrogusto amaro appena riconoscibile, ho realizzato che il mio regalo avrebbe preso una di due sole strade possibili: quella del mio stomaco o quella della pattumiera.

Per compensare l’apparentemente intollerabile amarezza dell’unica mia ricetta di marmellata (che pure mi è valsa un mare di complimenti), ne do qui una seconda che invece è quasi stucchevole. Se vi piace il dolcissimo, allora questa fa per voi, altrimenti provatela mescolata allo yogurt o sul pane tostato spalmato di panna acida (abbiate fede!).

La procedura ha un passaggio in più rispetto a quella della maggior parte delle marmellate, ma la preparazione è comunque molto meno laboriosa che per gli agrumi o la frutta che va sbucciata e snocciolata. Il risultato molto bello esteticamente, perché se fatta bene viene perfettamente trasparente.

In fondo, una specie di suggerimento o sfida per i miei venticinque lettori. M’illudo verrà raccolta da qualcun’altro prima che da me stesso.

gelatina_mele

La foto, ovviamente, non è mia, ma viene esattamente così.

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Borsch

21 novembre 2016

Il borsch o, meglio, boršč (o borshch,barszcz, bortsh, borsht, borschtsch e così via) è una minestra a base di barbabietola che si fa un po’ in tutti i paesi dell’est Europa. Oltre a questa versione ne esiste anche una da servire fredda, molto più acida, che richiede il succo di barbabietola fermentata. Se lo voleste provare, lo si trova in bottigliette come quelle del succo di frutta nei negozi specializzati in prodotti di quelle zone.

Il borsch, come tutti i piatti tradizionali, ha infinite varianti; la mia ricetta è piuttosto laboriosa e ha un sacco di ingredienti (nessuno dei quali difficile da reperire), ma mano a mano spiegherò come semplificarla per renderla un piatto invernale senza tanti fronzoli che si può fare anche spesso.

Il colore è più o meno questo: rosso intenso.

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Stufato belga

18 novembre 2016

Questo stufato di manzo cotto nella birra è noto col nome francese di “carbonnade flammande”. Siccome flammande significa “fiammingo”, mi pare il caso di segnalare che in olandese si chiama stoofvlees: né più né meno che “carne stufata”. Indeciso se fosse il caso di riconoscere ai valloni il diritto di battezzare un piatto di cui non rivendicano la paternità, ho deciso rinominarlo nel modo più generico e politicamente corretto possibile. Piace particolarmente al mio coinquilino, che da settimane insiste per avere la ricetta.

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Biscotti cinesi

15 ottobre 2016

Questi biscotti (光酥饼, guan shu bing), che in realtà sono più delle tortine un po’ dolci, si vendono a quanto pare nei mercati di Hong Kong.

Non si può dire che siano spettacolari, ma si lasciano mangiare e sono talmente veloci e semplici da preparare che ho pensato valesse la pena appuntarsi la ricetta.

cinesi

L’immagine è rubata, ma violare il diritto d’autore di un cinese non mi fa sentire molto in colpa.

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Linguine al limone

3 settembre 2016

Il mio conoscente di Roma ama il limone così tanto che mi ha convinto ad interrompere la lunga pausa forzata che il lavoro mi impone per pubblicare questa ricetta.

Siccome viene direttamente dagli anni ’80, spesso la si trova in giro fatta con la panna da cucina. L’abbinamento è quanto mai diabolico perché normalmente la panna, come il latte, coagula immediatamente se esposta agli acidi, che è poi il motivo per cui si può prendere il tè con il latte oppure con il limone, ma non con entrambi! La panna fresca coagulata col succo di limone, scolata dal siero, e omogeneizzata ha perfino un nome tutto suo: “mascarpone”. La panna da cucina, d’altra parte, può durare per mesi nel suo cartone perché contiene uno stabilizzante (di solito carragenina), che forse la salva anche in questo caso. Forse. Di certo non sarò io a fare la prova.

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