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Macafame

19 maggio 2012

In Libera nos a Malo, Luigi Meneghello definisce il macafame “la parodia di un dolce”. In effetti è una ricetta molto povera, preparata con ingredienti di recupero, ma a differenza di altri piatti di questa stessa categoria, che lo scrittore certamente avrà conosciuto nella sua infanzia, questa si prepara ancora comunemente nel vicentino. Non ha una vera lista di ingredienti, nel senso che ognuno fa un po’ a suo modo, con quello che ha a disposizione. Il termine significa più o meno “ammacca fame” e, in effetti, una fetta di questo dolce è ben più di uno spuntino leggero.

  • Pane raffermo: 300 grammi
  • Uova: 1
  • Uvetta: 50 grammi
  • Mele: 1
  • Zucchero: 150 grammi
  • Grappa: un bicchierino
  • Latte: q.b., circa mezzo litro
  • Frutta secca: a piacimento
  • Olio di semi

Fate a piccoli pezzetti il pane secco con un coltello e bagnatelo con il latte e l’uovo in un recipiente capiente. La quantità di latte dipende un po’ dal tipo di pane, ma l’impasto deve risultare una pappa densa, che non scorre. Aspettate almeno mezz’ora che s’inzuppi del tutto, quindi aggiungete l’uvetta, la mela sbucciata e tagliata a fettine, 100 grammi di zucchero, la frutta secca e la grappa. Oliate una teglia quadrata o rettangolare, versateci l’impasto, appiattitelo con un cucchiaio di legno e cospargetelo con i rimanenti 50 grammi di zucchero. Cuocete in forno a 180 °C per circa quaranta minuti, fino a che la superficie non sarà dorata. Il risultato sarà un dolce molto bagnato e “pesante”, dato che non contiene lievito. Si mangia tiepido o freddo tagliato a fette rettangolari.

Le varianti possibili sono moltissime: potete usare più uova, più zucchero, più mele, pere al posto delle mele, aggiungere succo d’arancia, scorza di limone… quel che volete! Quanto alla frutta secca, consiglio in particolare le nocciole e le mandorle. A me piace anche mettere qualche armellina e, se ne ho, pezzetti di fichi secchi o prugne.

Una variante di questo dolce, che si fa con la farina di mais, va sotto il nome di putana e c’è chi chiama in questo modo ingiurioso anche il macafame.

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