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Pomodori verdi fritti

9 ottobre 2013

Chi li coltiva a casa avrà senz’altro, in questo periodo, alcuni pomodori che non riescono a maturare per via del freddo. Si possono usare per questo piatto quando diventano verde chiaro o iniziano appena ad avere una sfumatura gialla. Se usaste pomodori più maturi, si spappolerebbero in cottura, mentre quelli ancora verde scuro sono acidissimi e anche un po’ tossici. Se ne avete di ancora molto verdi, li potete lasciare in casa in un portafrutta e, lentamente, matureranno, ma difficilmente diventeranno veramente rossi (e comunque non sarebbero buoni).

Pomodori al giusto grado di maturazione

Questa ricetta si rifà a quella tipica del sud degli Stati Uniti, resa celebre dal libro di Fannie Flagg “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” e dal quasi omonimo film. La mia versione è senza caffè, senza treno, senza lesbiche e anche senza uovo. Francamente, meglio così.

  • Pomodori verdi
  • Farina di frumento
  • Zucchero
  • Sale
  • Olio di semi per friggere
  • Spezie cajun in polvere (facoltativo)

Tagliate i pomodori per il largo in fette di circa mezzo centimetro. Mescolate la farina con lo zucchero nella proporzione di circa 4:1 e aggiungete, se volete, della polvere di spezie. Premete le fette di pomodoro nella farina in modo che si formi un’impanatura abbastanza spessa e che risultino relativamente asciutti, da entrambi i lati. Friggete in olio a temperatura moderata, girando di tanto in tanto, fino a quando non saranno ben dorati da entrambi i lati. Salate e servite. Non usate olio troppo caldo, perché il pomodoro ha bisogno di cuocere circa tra cinque e dieci minuti.

Le “spezie cajun” si vendono negli U.S.A. già pronte, in polvere. Si tratta di un miscuglio non ben definito di paprika, peperoncino, origano, timo, pepe nero, cipolla essiccata e aglio essiccato. Io si solito non le metto perché coprono molto il sapore delicato del pomodoro. La proporzione di zucchero può variare a seconda dei gusti, a me non dispiace che rimanga un sapore chiaramente acido.

Se voleste provare la versione originale, le fette di pomodoro sono prima infarinate leggermente (in farina con aggiunta di spezie), poi bagnate in un misto di uovo sbattuto e latte, poi ricoperte con farina di mais e/o pane grattuggiato e fritti.

Si servono tradizionalmente con una maionese a cui è stata aggiunta senape, rafano e paprika, che io non ho mai provato.

Se doveste incontrare una ricetta messicana che nomina i “tomates verdes” (o “tomatillos”), sappiate che si tratta di una verdura completamente differente: un parente stretto degli alkekengi che i botanici chiamano Physalis philadelphica.

Un cesto di “tomates verdes” (Physalis philadelphica Lam.)

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