Foresta nera
Si tratta di un dolce dell’area tedesca che prende il nome dall’omonima zona della Germania occidentale. In tedesco si chiama Schwarzwälder Kirschtorte o Schwarzwaldtorte. Non sono ancora del tutto soddisfatto di questa mia ricetta, ma mi è stata chiesta e la pubblico volentieri. Due avvisi: non è cosa per chi non abbia già un po’ di esperienza e se non avete una frusta elettrica c’è da battere quanto basta per finire al pronto soccorso!
Brezel
I bretzel sono un tipico e celeberrimo pane tedesco e rientrano in quella categoria che si chiama “Laugengebäck“, dove “Gebäck” significa più o meno “prodotto da forno” e “Laugen” né più né meno che “lisciva”, perché il sapore caratteristico deriva da un breve bagno in una soluzione di soda caustica. Sì, avete letto bene, proprio quella che si usa per sturare i lavandini, sverniciare i mobili o disfarsi di cadaveri e… no, non nessun altro modo per farli.
Brezel, con Weißwurst e senape
Ceci piccanti
Dalla III cena a tema, uno snack molto facile da preparare e un po’ insolito, strepitoso per un aperitivo e tipico dell’Abruzzo, mi dicono dalla regia. Prima di assaggiarli non avrei mai pensato che fotessero granché, invece uno tira l’altro!
Spaghetti alla carbonara, perfetti secondo Marcello
L’uso di preparare la pasta è diffuso un po’ in tutta Italia e ha certamente origini assai antiche, tanto che si favoleggia che gli spaghetti siano stati importati a Venezia da Marco Polo di ritorno dal lontano oriente.
Dalle mie parti esistono almeno quattro formati tradizionali, tutti di pasta all’uovo e con sola farina di grano tenero. Due di questi richiedono per la preparazione un affare simile ad uno strumento di tortura medioevale, in legno e metallo, che si chiama torcio (torchio), che veniva manovrato solo dagli uomini tanta era la forza fisica richiesta: i bigoli (grossi spaghetti che ho già menzionato) e i gargati (una sorta di maccheroni). Pochi ormai usano questo arnese, ma i piccoli pastifici locali producono ancora entrambi i formati. Le altre due forme di pasta si preparano più semplicemente e sono asagne (tagliatelle) e tajadele (fidelini). Queste espressioni venete, simili all’italiano ma di significato differente, provocano una certa confusione, perciò se siete invitati da queste parti aspettatevi tagliatelle se il cuoco annuncia lasagne e fidelini se propone tagliatelle. Inoltre, la “bistecca” è una misera fettina, non una “braciola di manzo”, il “pasticcio” è la lasagna e la “focaccia” è un ottimo dolce pasquale.
Ma passiamo da una digressione all’altra! Prima della diffusione della pasta secca industriale, a partire dagli anni ’50, la pasta era comunque una pietanza non così quotidiana e si parlava solo di “minestra di pasta asciutta”, da cui “pastasciutta”. La storia della maggiore icona della cucina italiana, dopo la pizza, è molto più breve di quanto non si creda, almeno così per come la conosciamo oggi.
La carbonara è un piatto tipico di Roma e fu inventato negli anni ’40, probabilmente traendo ispirazione dall’uso dei soldati statunitensi di mangiare la pasta condita con due ingredienti a loro fin troppo familiari: le uova e la pancetta affumicata, in inglese bacon.
A richiesta, spiego come la preparo io. La ricetta è semplice negli ingredienti, ma è necessaria una certa destrezza.

Latte e tè come gli spagnoli
Il tè (Camellia sinensis [L.] Kuntze) è una pianta strettamente imparentata con le camelie ornamentali (Canellia sp. pl.) e di aspetto quasi identico, originaria dell’Asia meridionale; l’infusione delle giovani foglie dà la bevanda più diffusa al mondo, dopo l’acqua. In italiano corretto si scrive “tè” e non “the” o -peggio- “tea”.
Questa ricetta mi fu data da dei ragazzi spagnoli che conobbi durante un viaggio in Norvegia e vi assicuro che è molto più buona di quanto non ci si aspetterebbe. La trovo molto adatta ai pomeriggi invernali.
Curry
Ho trovato su internet alcune ricette di questa famosa miscela di spezie che non hanno niente dell’originale, perciò ho pensato di pubblicare la mia versione e di dire un paio di cose.
Innanzitutto, vale la pena ricordare che la polvere di curry non è una singola spezia come alcuni credono, ma una miscela di numerosi ingredienti. È vero che esiste un albero del curry (Murraya koenigii), ma si chiama così solo perché le sue foglie sono usate per preparare alcuni piatti speziati della cucina dell’area indiana che in occidente si chiamano genericamente -appunto- “curry” e dai quali la polverina prende il nome.
La ricetta non è nemmeno indiana (o asiatica), ma inglese. In India si usano moltissime miscele di spezie, di cui la più famosa e forse più simile al curry inglese è il (o i) garam masala. Pare che il curry sia stato inventato come surrogato generico di tutte queste miscele per gli inglesi che facevano ritorno dall’India all’epoca dell’impero e che avevano imparato ad apprezzare la cucina speziata delle colonie

Solita immagine rubata
Golubtsy
I golubtsy (голубцы, singolare “golubets”, голубец) sono una sorta di involtino di cavolo contenente carne macinata che si prepara in Russia e, con altri nomi analoghi, in tutta l’Europa dell’est; non so quanto questa ricetta che ho io sia originale. Il termine significa, a quel che ho capito, “colombine”.

Grande grande teglia di golubtsy!
Tanti auguri Rigalimoni!
Salve a tutti! I blog di contenuto misto non mi piacciono per niente, ma oggi devo per forza pubblicare qualcosa di non culinario. Si festeggia in data odierna un anno esatto da quando ho iniziato a scrivere in questo spazio, anche se la prima ricetta è comparsa un po’ dopo. Onestemente, pensavo che mi sarei stancato in un paio di settimane, invece sono ancora qui, con le mie digressioni inutili, foto rubacchiate, ricette più o meno improponibili e giochi di parole vergognosi. Non perdo tempo in ringraziamenti e inutili valutazioni su quanto traffico e quanti commenti ho o non ho; non interessa a nessuno. In compenso, ho delle altre notizie che invece potrebbero essere molto interessanti!

Ravioli ucraini con fegato e pancetta
Questo piatto è originario dell’Ucraina e sarà il primo che presento di una serie di ricette dell’est Europa. Da quelle parti i ravioli si chiamano varenyky (вареники), ma visto che non hanno quasi niente di diverso dai nostri, non mi sembrava necessario chiamarli col loro nome originale. Devo confessare che a me il fegato di per sé non piace -ed è il motivo per cui m’impegno ad annientarlo col gin-, ma questo piatto lo mangio più che volentieri e lo stesso vale anche per altre persone che ho avuto ospiti. Apprezzo particolarmente come riesce a tener testa all’odiatissima (da me) pancetta affumicata.
Foto presa da Wikipedia, non so cosa ci sia dentro, ma l’aspetto è questo.
Pasta ai pistacchi
Un primo particolare e meno pesante di quanto non potrebbe sembrare, che i miei ospiti hanno gradito molto.
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