Pasta istantanea
Questo è il centesimo post del blog, mi piaceva l’idea che cadesse esattamente alla data ufficiale del terzo compleanno. Più che una ricetta, è un metodo alternativo per cucinare la pasta, che permette di portarla in tavola in un paio di minuti senza doverla far bollire, ammesso che abbiate la possibilità di pianificare la cosa con qualche ora di anticipo. Non un sistema che userei tutti i giorni, ma ci sono molti casi in cui potrebbe essere un’ottima soluzione. Ad esempio, potreste essere fuori casa e non avere una pentola grande abbastanza, aspettare un ospite affamato a un orario non chiaro, avere un miscuglio di formati che cuociono in tempi molto diversi o potreste semplicemente avere fretta o essere pigri. Diciamo che è un trucchetto che fa comodo avere nel repertorio.
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Insalata Waldorf
Questa strepitosa insalata molto di stagione fu servita per la prima volta all’hotel Waldorf, a New York, nel 1893. Può andare come antipasto o per un pranzo leggero, mentre non mi sembra molto adatta come contorno. L’abbinameno di noci e sedano è come quello tra asparagi e uova: sembrano fatti l’uno per l’altra.
All’hotel Waldorf ora la si serve così. Un po’ diversa dalla mia versione, che è più tradizionale.
‘A pizza
Tempo fa qualcuno mi ha chiesto come si prepara la pizza. Io la faccio abbastanza regolarmente, ma siccome non mi ricordo bene le proporzioni, devo sempre andare a cercare in giro. Le pizze fatte in casa sono quasi sempre buone, ma hanno spesso uno o più dei seguenti difetti: sono troppo dure, poco cotte, poco salate, sanno di alcool, sanno di lievito, sono indigeribili. Con la ricetta che trovate qui non dovreste avere di questi problemi. La pasta per una buona pizza si prepara almeno il giorno prima.
Non vi preoccupate, non mi viene così bene
Salsicce con l’uva
Se vi piacciono i sapori agrodolci e le ricette semplici di stagione, questo piatto fa per voi. È tipica -credo- della Romagna.
Frittata di patate spagnola
Se chiedete ad un italiano quale sia il piatto più tipico della Spagna, probabilmente si ricorderà subito della paella. Se, però, chiedete ad uno spagnolo, avete buone probabilità che vi risponda tortilla de patatas, ossia frittata di patate, che non a caso là si chiama anche tortilla española. Vi confesso che a me le frittate in genere non piacciono, ma questa la trovo eccezionale e consiglio a tutti di provarla.
Tortilla de patatas
Torta rovesciata all’ananas
Questa torta, la cui ricetta mi è stata chiesta dalla mia amica Elisabetta, è un altro classico statunitense (pineapple upside-down cake). Si tratta di una lontana parente della madre e regina di tutti i dolci rovesciati, la celebre e francesissima tarte tatin. Questa specifica versione si diffuse assieme all’ananas sciroppato e al forno elettrico, diventando quasi un’icona della modernità negli anni ’50 e ’60; perfino il motivo a cerchi sembra richiamare le lisergiche fantasie di tende e carte da parati dell’epoca. Negli Stati Uniti, questa torta è lo stereotipo del “dolce della nonna” e della ricetta “trita e ritrita”, col risultato che quasi nessuno la fa più da quarant’anni, ma non mi risulta che in Italia abbia mai goduto della stessa fortuna. È facilissima.
Paella valenciana
Non è molto che ho sentito dire: «Ho assaggiato la paella in un ristorante. Lo fan sembrare chissà che cosa, ma è solo un risotto di pesce». È vero, di solito è così nei ristoranti, ma non lo dovrebbe essere. La paella probabilmente è il piatto più famoso della cucina della Spagna e, più precisamente, è tipico della comunità valenziana (ma un piatto simile si prepara anche al sud della Francia). Ne esistono tre varietà tradizionali: la valenciana (qui la ricetta), il senyoret (o arroz a banda, di pesce), e la paella di coniglio, lumache e carciofi. Altre versioni più moderne sono la paella de marisco (di solito di pesce e verdura), paella mixta (di carne, pesce e verdura) e molte versioni vegetariane. La “paella valenciana” che si trova nei ristoranti da noi è quasi sempre mista, mentre, nella ricetta originale, è di carne e legumi.
“Paella” (o “paellera”) è anche il nome del recipiente in cui si cucina (una larga padella) e, per estensione, di questo modo particolare di cucinare il riso. La stessa tecnica di cottura è adattabile a qualsiasi condimento asciutto e in pezzi, in particolare a me piace molto il riso con salsiccia piccante, peperoni e piselli, che spiego alla fine.
La preparazione, va detto, non è semplicissima, per via del fatto che non si può mescolare il riso, si deve mantenere una costante ebollizione in tutta la padella e il sale va dosato a occhio e tutto insieme, molto prima che si possa iniziare ad assaggiare. Ciò nonostante, chi è un po’ pratico in cucina non si spaventerà, anche perché può non venire perfetta, ma è difficile anche che il risultato sia catastrofico.
Zuppa africana di patate dolci
Questa è la stagione delle patate americane (o patate dolci, di cui parlo qui), che da queste parti sono molto tradizionali e si mangiano perlopiù sotto forma di gnocchi oppure arrostite intere o bollite, come spuntino. In alternativa, si possono fare al forno o friggere come le patate comuni oppure anche mettere in una crostata similissima a questa.
La ricetta, però, è per una zuppa semplicissima e un po’ particolare, che –a quanto pare– viene “dall’Africa occidentale”. Una versione molto simile si fa anche in Marocco. Il sapore è forte, dolciastro e un po’ speziato ma non particolarmente “impegnativo”, nel senso che probabilmente (forse tolto il peperoncino) potrebbe piacere anche ai bambini meno schifiltosi.
Nonostante sia molto buono, il piatto è vegano, senza glutine, senza latticini e senza uova. E analcolico.
Pasta a popcorn
Oggi vi presento una grande stupidaggine, uno snack salato croccantissimo che non è niente male e che potrebbe farvi fare un immeritato figurone a qualche festino. Sembra chissà che sofisticheria, ma la preparazione è in realtà un gioco per bambini, anche se richiede qualche ora di pazienza.
È una ricetta di “cucina molecolare”, che si potrebbe definire come quel ramo della cucina moderna che consiste perlopiù nel prendere una ricetta comune e renderla diversa dal solito (in genere, nella consistenza) con ingredienti e procedimenti di solito inaccessibili ai comuni mortali. Qualcuno potrebbe correggermi suggerendo che si tratti invece soltanto di un approccio scientificamente rigoroso alle tecniche di preparazione del cibo, ma questo mi pare che si possa chiamare in larga parte semplicemente buon senso, nell’anno duemilaquattordici dell’era volgare. In questo senso più ampio, non mi sembra serva davvero un nome speciale. Tra le pietanze che dobbiamo alle tecniche della cucina molecolare c’è ad esempio il “bubble tea” (che qui spopola e che io chiamo anche “sterco del Demonio”), ma ci sono pure non poche ottime idee.
La si chiama anche “pasta soffiata”, ma il riso soffiato si prepara in modo molto diverso. Un sito che mi piace la chiama “pop-pasta”, ma mi sembra un nome un po’ poco chiaro, anche se -in effetti- funziona più o meno come il popcorn. Ma fritto. Non ho una foto, la farò.
Insalata alla menta dei finti giapponesi
Dopo alcuni piatti decisamente pesanti e proseguendo la mia missione contro le insalate insulse, vi propongo questa. La ricetta è la copia (e viene quasi identica) di un’insalata che si serve in quello che per me è il miglior ristorante “giapponese” della mia città. Non credo lo sia effettivamente, ma per me è il migliore date le mie finanze ristrette. Non do dosi per la verdura, sono certo che vi saprete regolare da voi! Lo stesso condimento andrà certamente benissimo anche per un misto di verdura saltata.
Mentha spicata, la menta verde.


