Jiaozi, ossia ravioli al vapore cinesi
Questa ricetta ha una nuova versione migliorata!
Questo piatto è veramente tipico della Cina. I jiǎozi (饺子, da pronunciare quasi come si leggerebbe “ciao-zzu” in italiano) si servono nel dim sum, un pranzo a base di assaggini e tè e sono un famoso antipasto in tutti i ristoranti cinesi del mondo. La ricetta viene da una serie lunghissima di esperimenti con tutte le varianti che ho trovato sul web ed è il sunto di anni di prove.
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Torta di zucca
È un dolce statunitense che si chiama in inglese pumpkin pie, rifatta senza nessuna modifica. La foto è come al solito rubata, ma il risultato è assolutamente identico.

Frìtole coa sardela
Cioè, per italiano, “frittelle con la sardina”. Dopo tante ricette esotiche, altro piatto ultratradizionale dell’alto vicentino. Queste frittelle salate, in questa versione specifica, hanno una storia quasi leggendaria.
Nel dopoguerra viveva al mio paese di origine una signora anziana e molto grassa di nome Giuditta che era famosa per come preparava questo piatto. Tanto piacevano che la gente andava a casa sua a comperarle e lei ne aveva fatto un discreto business. Tra le altre imprese della Giuditta, si menziona il fatto che fu tra i primi a preparare e vendere la pizza dalle mie parti. Quando venne a mancare, un’altra signora -tale Irma- raccolse la sua eredità e per anni arrotondò la pensione vendendo le bisunte frìtole che friggeva di contrabbando dietro casa, il martedì, in quantità semi-industriali. Meno gelosa della ricetta della sua maestra, trasmise il sapere ad altre sue coetanee, che avviarono con lei un banco di vendita di frittelle alla sagra annuale del paese. Passata anche lei a miglior vita, l’unica occasione fissa rimasta per assaggiare questa specialità per stomaci forti (anzi, fegati forti) è proprio la sagra.
Le due o tre signore che conoscono la ricetta non la rivelerebbero neanche sotto tortura, anche perché -credo io- fanno tutto a occhio e non saprebbero realmente spiegarla. Comunque sia, gli ingredienti sono trapelati e grazie a una lunga serie di interrogatori a zie, parenti e conoscenti vari e con molti esperimenti perlopiù catastrofici, sono riuscito a mettere insieme questa ricetta che è un’opera raffinata di reverse engineering. Un po’ come per la Sachertorte, se volete mangiare l’originale dovete andare dov’è stata inventata, questa è una copia imperfetta.
Veniamo alla ricetta, per due o tre frittelle soltanto. Sono davvero deliziose, ma se vi volete bene non ne mangerete più di una. Non metto foto finché non le rifarò, stavolta è davvero indispensabile.
Insalata di pollo alla senape
Odio i blog in cui la metà dei post sono scuse per non aver scritto recentemente, con promesse di aggiornare di più in futuro, sempre disattese. Nel mio caso, a quanto pare, sto recuperando bene dalla pausa estiva.
Non che l’insalata di pollo sia una grande trovata, si tratta di un piatto nient’affatto leggero e nemmeno così economico, ma a volte mi piace prepararla per variare. Questa versione è caratterizzata dal sapore della senape forte, che adoro. La foto è di una pianta di senape bianca (Sinapis alba).
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Bìgoli de la Madona o coa maresina
Vi propongo una ricetta tradizionale spaventosamente vicentina, gustosissima, curiosa e piuttosto dimenticata, che fa uso di un ingrediente particolarissimo che si trova in vendita, molto raramente, solo nell’alto vicentino: l’èrba maresina, detta in italiano “matricale”, “partenio”o “amarella”. Visto che l’ingrediente chiave è difficilissimo da reperire, probabilmente quasi tutti dovranno prendere questa ricetta come una curiosità. Il partenio è un’erba medicinale (Tanacetum parthenium (L.) Sch.-Bip.) utile contro l’emicrania e i dolori femminili, molto facile da coltivare e che dalle mie parti cresce anche in giro per i campi, scappata dagli orti. Potete vedere una foto nell’immagine. La maresina si usa da noi per preparare delle frittelle dolci o salate, come ingrediente in una torta e per preparare questi bigoli, che altro non sono che dei grossi spaghetti di pasta fresca. Il sapore è peculiare: amarognolo, medicinale, simile a quello dell’assenzio o del genepì. Il nome maresina ha un’etimologia incerta: non si sa se sia un diminutivo di “amaro” (come “amarella” in italiano) o di mare, cioè “madre”, per via del suo uso officinale. I nomi italiani “matricale” e “partenio” derivano da questa seconda caratteristica, e vengono rispettivamente dal latino herba matricalis (erba dell’utero) e dal greco parthenion (da parthenos, cioè “vergine” o “giovane donna”). Possiamo dire che questa è un po’ la versione vicentina della pasta con le sarde, con la maresina che fa la parte del finocchietto. Se volete potete provarla anche senza quest’erba, il risultato sarà gradevole, ma ben diverso dall’originale.
Falafel all’uccelletto
La ricetta dei falafel tradizionali l’ho già data, questa è una variante un po’ strana, fusion, come si suol dire. L’idea era quella di preparare dei falafel in modo da suggerire i fagioli stufati, creando un piatto ibrido tra qualcosa di esotico e una delle ricette più casalinghe che riesca a immaginare. Il risultato è particolare ed è piaciuto molto sia a me sia ai miei ospiti.

Pesto genovese (o quasi)
Chi è solito piantare o seminare del basilico a casa sa bene che questa pianta muore ai primi freddi, perciò questo è il momento di raccogliere tutto quello che avete e metterlo via per l’inverno. La ricetta è quella ufficiale, solo la tecnica di preparazione è diversa per questioni di praticità.
A proposito di basilico (Ocymum basilicum): il nome deriva dal greco βασιλικόν (basilikòn), che significa “regale”. Non si sa per certo il perché. Di solito si intende che stia per φυτόν (phytòn) βασιλικόν , cioè “pianta regale”, ma agli estimatori dei romanzi di J.R.R. Tolkien piacerà piuttosto pensare che sia φύλλον (phyllon) βασιλικόν e che il nome significhi né più né meno che “foglia di re“.

Proja con piselli
Il proja è un piatto tipico dei balcani. Non so se il nome dovrebbe essere femminile, ma per ovvie ragioni lo preferico così. Si tratta di una preparazione salata molto saporita a base di farina di mais, che può prendere la forma di una torta o di un muffin e si serve con dello yogurt come accompagnamento ai salumi. La versione originale, se la volete provare, è diversa da questa nel fatto che impiega lo yogurt (più acqua, eventualmente) al posto della ricotta e latte, contiene un formaggio saporito tipo feta al posto dei piselli e olio di semi al posto di quello di oliva. In questa versione è ottima come antipasto o spuntino. La foto è rubata ed è di un proja tradizionale.

Cuscus di carne e verdure a modo mio
Tutti sanno cos’è il cuscus (o cous-cous alla francese), sono quei granellini di pasta precotta che si compera quando non si ha tempo di far da mangiare e si condiscono nei modi più incivili. Forse però non tutti sanno che è anche il nome comune del grazioso marsupiale che vedete in foto, una specie di grosso opossum.

Fare del cuscus fresco a partire dalla semola di grano duro è molto molto laborioso e richiede strumentazione apposita; io non ci ho mai provato, perciò per questo piatto personale uso anch’io quello precotto. La preparazione è diffusa un po’ in tutto il Mediterraneo, compresa la Sicilia. La ricetta è per sei persone circa.
Pasta al pomodoro
Non sono scomparso, ho avuto problemi di connessione. La ricetta che propongo oggi sembra di una banalità inaudita e, forse, lo è. Ci sono però dei consigli che potrebbero tornare molto utili!