Frittelle di carnevale
Ho già avuto modo di dire che non sono un patito dei dolci fritti, ma queste frittelle piuttosto semplici non sono davvero niente male, vengono particolarmente soffici e poco unte.
La ricetta è della famiglia del mio amico Marco, che ringrazio, ed ha il difetto di essere un po’ rigida nelle dosi, perché richiede contemporaneamente un kilo di farina, il succo di un limone e un arancio, cinque uova e quattro mele, che non si lasciano dividere facilmente. Con queste proporzioni ne vengono abbastanza per almeno una quindicina di persone, che probabilmente il più delle volte è troppo. Per questa ragione, ho calcolato le equivalenze delle dosi in varie unità di misura, che possono tornare utili.
Braciole di maiale
Più che di una ricetta, un sistema molto semplice per ottenere sempre braciole tenerissime, succulente e saporite. Non so perché questo metodo, che è di routine in altri posti, sembri praticamente sconosciuto nel nostro Paese.
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Galette bretonne
La parola “galette” in Francia indica generalmente un dolce piatto cotto senza stampo. Il più famoso è certamente la galette des rois, la galette dei re (magi), fatta di pasta sfoglia e ripiena di crema frangipane, servita tradizionalmente il giorno dell’epifania. La galette bretone, invece, è una sorta di crêpe di grano saraceno (o crespella, volendo parlare italiano), tipica della Bretagna, che si serve con ripieni salati. È chiamata anche galette de blé noir o de sarrasin, due nomi francesi del grano saraceno, o kaletez in bretone.
La versione che propongo qui è quella del nord della regione, dove si prepara senza uova, con sola farina di grano saraceno, acqua e sale. È ancora più semplice da fare di una crêpe comune.
Galette saucisse
Minestra scozzese di pollo
A richiesta, una delicata, semplice ricetta scozzese che va sotto il curioso nome di cock-a-leekie soup. Un nome assai ambiguo, non c’è che dire. Gli ingredienti principali sono tre: il pollo, i porri e le prugne secche, il cui uso con la carne risale alla cucina medievale. Vi assicuro che il risultato è molto meno esotico di quanto non credereste e che piacerà certamente a tutti.
Biscotti di pan di zenzero
L’uso di dolci molto speziati in periodi di festa è diffuso un po’ in tutta Europa; anche qui in Italia abbiamo varie forme di panforte e di pampepato. Qui vi presento non una, ma due ricette: quella dei gingerbread biscuits che si usano in Inghilterra e quella dei peparkakor che si preparano in Svezia e, con nomi e ricette simili, in tutti i paesi nordici. Entrambi vengono in genere decorati con glassa e sono associati al Natale, quel che cambia è la forma tradizionale (ad omino quelli inglesi, geometrici gli altri) e la composizione delle spezie (con molto zenzero i primi, con poco zenzero ma con cardamomo i secondi). Il procedimento è quello inglese, che dà un risultato più tenero; ho provato tempo fa anche quello tradizionale svedese, ma lo trovo più complicato e non migliore. L’usanza di costruire casette di pan di zenzero è di origine tedesca, e fu ispirata dalla casa “di pane, coperta di dolci e con le finestre di zucchero” dove viveva la strega nella famosa favola di Hänsel e Gretel. La preparazione è semplicissima.

Pasta e fagioli
Per questo piatto ci sono infinite versioni, questa è la mia, che mi è stato chiesto di pubblicare. Rispetto a tante altre, ha il vantaggio di non richiedere passaverdure o frullatori e mi sembra possa andare se, come a me, vi piace che solo pochi fagioli rimangano interi e la preferite non troppo densa e con poca pasta. Do solo gli ingredienti principali, tutte le varianti le potete leggere nella ricetta.
Olio al peperoncino

Bello vero? Viene circa così, ma questo non è il mio olio al peperoncino, ma olio di palma, che ha questo bel colore rosso arancione prima della raffinazione.
La ricetta che si legge di solito per questa comunissima preparazione prevede di mettere semplicemente dei peperoncini in olio extravergine di oliva e aspettare un tempo più o meno lungo, ma trovo che questo metodo abbia alcuni difetti, almeno tre. Il primo è che non funziona bene con i peperoncini freschi, perché il principio piccante di questa spezia, la capsaicina, fatica a passare direttamente dall’acqua contenuta nel peperoncino all’olio. Il secondo difetto, è che il sistema è poco sicuro, perché non è garantito che le spore del botulino, che potrebbero trovarsi sui peperoncini, non possano riattivarsi, rischiando di causare avvelenamenti anche gravi. Il terzo difetto è che il metodo è inaffidabile e lentissimo, al punto che spesso l’olio non ha ancora raggiunto la potenza massima quando inizia ad irrancidire. L’olio extravergine di oliva diventa inutilizzabile in pochi mesi, tenuto in una bottiglia aperta e non scura. Con il sistema che suggerisco qui, un po’ più laborioso ma non particolarmente complicato, tutti questi problemi sono superati.
Gnocchi di semolino
Sono detti anche “gnocchi alla romana”, nonostante probabilmente non siano affatto originari del Lazio, ma del Nord-Ovest, come suggeriscono gli ingredienti non proprio mediterranei. Il piatto è estremamente banale, ma siccome si trovano in giro versioni poco sensate, ho pensato che potrebbe essere utile dare la mia.
Uova strapazzate
Penso che questa sia la ricetta più stupida che abbia mai pubblicato, ma me l’hanno esplicitamente richiesta e non posso che ubbidire.
Crostata di cioccolato
Al mondo ci sono un sacco di pesone per le quali un dolce è tanto più buono quanto più cioccolato contiene. Corollari di questa posizione sono: “il miglior dolce senza cioccolato non può competere con il peggior dolce al cioccolato” e “non c’è dolce che non possa essere migliorato con l’aggiunta di cioccolato”. Io di certo non faccio parte di questa categoria (in realtà mi capita abbastanza spesso di pensare il contrario), comunque sia, la semplice ricetta che segue ne contiene così tanto che basterebbe a soddisfare la sorella segreta di Willy Wonka “in quei giorni”.
Le crostate di cioccolato fatte in casa sono spesso cattive, perché non è proprio un ingrediente che si presta a finire nel forno senza speciali accorgimenti. Per questa ragione, nel nostro caso cuoceremo la base “in bianco” e la riempiremo solo dopo. Non ho ragione di nascondere che la farcitura è la stessa che usa il pasticcere francese Cristoph Felder per la sua tarte choc, ma data la banalità di ingredienti e preparazione, posso supporre che sia stata reinventata abbastanza volte che l’attribuzione non è necessaria.





