Succo di anguria
O di cocomero, se dalle vostre parti si chiama così. È una bibita molto rinfrescante, facilissima e velocissima da preparare, che nell’America Latina si chiama Agua fresca de sandía.
Alla fine, ricetta bonus per i più squattrinati.
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Caponata
La caponata è un semplice ma laborioso piatto vegetariano agrodolce tipico della Sicilia a base di melanzane, che di solito si serve come antipasto. Se ne fanno molte versioni diverse, questa –senza peperone– sembra essere la palermitana. Pare che in origine il piatto contenesse pesce, da cui il nome, che deriverebbe da capone, un pesce da minestra che si chiama anche gallinella o triglia lucerna. Altro pesce che qui e lì si chiama capone è la lampuga o corifena.
La mia versione ha meno pomodoro
Chachapas
Le chachapas sono un piatto tipico del Venezuela. Si tratta di una specie di frittata o crespella di mais, generalmente ripiena di Queso de Mano, un formaggio che dicono essere quasi uguale alla mozzarella, che uso in questa versione. Sono semplicissime e molto veloci da fare.
Caffè freddo
Banale, ma molto meno di quanto non sembri dal titolo, perché qui il caffè è freddo dall’inizio alla fine, ossia non è fatto usando la caffettiera. Perfetto per l’estate.
Semi di caffè tostati
Nocino
La ricetta di questo famosissimo liquore emiliano a base di noci immature la potete trovare praticamente ovunque, ma siccome me l’hanno chiesta, la riporto. A casa mia se ne fa grande consumo, per la raccolta della materia prima devo ringraziare pubblicamente il mio amico Marco. La raccolta delle noci era tradizionalmente svolta dalle donne, la notte della vigilia di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno.
Noci acerbe
Bangain bharta
Il bangain bharta è un ottimo curry vegetariano a base di melanzane, tipico del Punjab. Una versione “attenuata” e diluita con panna o yoghurt si può assaggiare in quasi tutti i ristoranti indiani. La ricetta non è complicata, ma richiede, come sempre, alcune spezie di uso non comune in Italia. La mia versione è abbastanza moderata nel contenuto di aromi e ingredienti di contorno, per dare più risalto all’ingrediente principale.
Lokum
I lokum sono dei particolari dolcetti gelatinosi di origine turca, noti anche col nome inglese di “Turkish delight”. L’etimologia del nome nome non è proprio turca, ma discende dall’arabo rāha al-hulqūm (راحة حلقوم), che significa più o meno “delizia delle fauci”. La storia dell’invenzione di questo dolce è poco chiara: alcuni attribuiscono la versione moderna al signor Hacı Bekir, che l’avrebbe creata ad İstambul nel 1777, altri non concordano. Quel che è certo è che nel XIX secolo i lokum ebbero un grandissimo successo in Inghilterra, dove rappresentarono quasi uno status-symbol. Sono stati resi ancor più celebri dal libro “Il leone, la strega e l’armadio”, di C.S. Lewis, da cui è stato tratto anche il film del 2005 “Le cronache di Narnia”.
Qui è spiegata una versione piuttosto tradizionale, mentre nella maggior parte dei siti di ricette troverete una versione addensata con gelatina e non amido, che però ha una consistenza parecchio differente. Non sono affatto difficili da preparare, ma sono lunghi (circa un’ora di lavoro ininterrotto), richiedono un certo sforzo fisico ed è necessario avere un termometro da zucchero (o altro che possa misurare temperature fino a 115 °C). Appena fatti, sono identici a quelli industriali.
Vari tipi di lokum in mostra in una vetrina di İstambul
Torta di carote
Questo dolce si prepara in moltissime zone d’Europa, in particolare è molto popolare nell’Argovia, in Svizzera, dove prende il nome di Rübelitorte. Personalmente, l’ho assaggiato per la prima volta alla celebre pasticceria Demel, in centro a Vienna. Ha avuto poi grande successo in Inghilterra durante la seconda Guerra Mondiale, per il fatto che gli ingredienti erano economici e facili da reperire nonostante le ristrettezze di quel periodo. Trapiantato negli USA, ha avuto fortuna con la particolare copertura che propongo qui. È molto semplice da preparare, risulta morbidissimo e, se ve lo chiedeste, non sa per nulla di carota.
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Fish pie
Un’altra tradizionalissima ricetta inglese, un’altra (quasi) torta salata, che potremmo chiamare “teglia di pesce”, o qualcosa di simile. Abbastanza semplice da preparare, eccellente e relativamente economica, è adatta più ai periodi invernali che alla fine di aprile. In un solo colpo, smentisce i pregiudizi che la cucina d’oltremanica è scadente e che il pesce non sta bene con i latticini. Qui in una versione di base, con alcune indicazioni per possibili modifiche, alla fine.
Tahinopita
La tahinopita (l’accento è sulla O) è un dolce tipico della Grecia e di Cipro. Essendo priva di derivati animali, è adatta al digiuno quaresimale secondo la tradizione ortodossa ed è considerata tradizionale proprio di quel periodo. In Turchia si chiama tahinli çörek e si usa per ramadam.
Si tratta di una specie di ciambella contemporaneamente lievitata e sfogliata, condita con una crema dolce a base di tahina, la pasta di semi di sesamo che si usa molto comunemente nelle salse salate mediorientali e che ormai si trova comunemente nei supermercati forniti. Ne esistono numerosissime versioni, questa sembra essere vicina a quella più tradizionalmente cipriota; il sapore è meno sconvolgente di quanto non si potrebbe pensare. La ricetta non è molto laboriosa né particolarmente difficile, se si ha un minimo di dimestichezza con impasti lievitati e un po’ di manualità.



